La personalità è il nostro modo, unico e relativamente stabile, di percepire noi stessi, entrare in relazione con gli altri, vivere le emozioni e affrontare ciò che ci accade.
Tutti abbiamo caratteristiche e tratti di personalità differenti. A volte, però, alcune modalità di pensare, sentire e comportarsi diventano particolarmente rigide e tendono a ripetersi nel tempo, anche quando ci fanno soffrire o rendono difficili le relazioni, il lavoro e altri ambiti importanti della nostra vita.
È in questi casi che possiamo trovarci di fronte a un funzionamento di personalità disfunzionale o a un vero e proprio disturbo di personalità.
Quando gli schemi diventano fonte di sofferenza
La sofferenza può assumere forme molto diverse: relazioni intense e instabili, paura dell’abbandono, difficoltà a fidarsi degli altri, bisogno costante di conferme o riconoscimento, impulsività, difficoltà nella regolazione delle emozioni, senso di inadeguatezza, tendenza all’evitamento o modalità relazionali che continuano a ripetersi nonostante il desiderio di cambiarle.
Riconoscersi in una o più di queste caratteristiche, tuttavia, non significa avere un disturbo di personalità. Una diagnosi richiede una valutazione clinica accurata, capace di considerare non soltanto i singoli sintomi, ma il funzionamento complessivo della persona, la sua storia e il contesto in cui vive.
Partire dalla persona
Nel mio lavoro parto proprio da qui: non dall’etichetta diagnostica, ma dalla persona.
Comprendere come funzioniamo, quali schemi tendiamo a ripetere e quale significato hanno assunto nel corso della nostra storia può diventare il primo passo per costruire modalità più flessibili e consapevoli di stare con noi stessi e nelle relazioni con gli altri.
La psicoterapia può offrire uno spazio in cui fare questo lavoro con gradualità, all’interno di una relazione terapeutica sicura, costruendo un percorso specifico sulla persona e sui suoi bisogni.
