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Autostima e crescita personale

Crescere non significa diventare qualcun altro, ma sentirsi progressivamente più liberi di essere ciò che siamo.

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Una persona ritrova apertura, respiro e fiducia in se stessa

Conoscersi, riconoscere il proprio valore, diventare sempre più se stessi

Non sempre iniziamo un percorso psicologico perché stiamo male.

A volte c’è semplicemente un momento della vita in cui sentiamo il bisogno di fermarci e guardarci un po’ più da vicino.

Forse qualcosa sta cambiando. Forse dobbiamo prendere una decisione importante. Oppure ci accorgiamo che alcuni modi di pensare, di comportarci o di stare nelle relazioni non ci rappresentano più come un tempo.

Altre volte sentiamo semplicemente il desiderio di conoscerci meglio, di sentirci più sicuri, più liberi nelle nostre scelte, più vicini alla persona che vorremmo essere.

Non è necessario stare male per desiderare di stare meglio. Anche questo può essere un buon momento per iniziare un percorso.

L’autostima non è soltanto “avere fiducia in se stessi”

Quando parliamo di autostima pensiamo spesso alla sicurezza, alla capacità di credere in noi stessi o di affrontare le situazioni senza paura.

In realtà, dal punto di vista psicologico, l’autostima è un costrutto molto più complesso e sfaccettato. Riguarda il valore che attribuiamo a noi stessi, l’immagine che abbiamo di noi, quanto ci sentiamo capaci, degni di essere amati e legittimati a esprimere bisogni, desideri e opinioni.

E soprattutto non è necessariamente uguale in tutte le aree della nostra vita.

Possiamo essere molto sicuri sul lavoro e sentirci fragili nelle relazioni affettive. Possiamo conoscere bene le nostre capacità e avere un rapporto difficile con il corpo. Possiamo essere autonomi in moltissime situazioni e diventare estremamente vulnerabili di fronte al giudizio o al rifiuto di qualcuno.

Per questo forse è riduttivo pensare semplicemente di avere un’autostima “alta” o “bassa”.

È più interessante comprendere come ci guardiamo e quale valore riusciamo a riconoscerci nei diversi aspetti della nostra vita.

Quando non ci sentiamo abbastanza

Ci sono momenti in cui il rapporto con noi stessi diventa più fragile.

Possiamo iniziare a confrontarci continuamente con gli altri, mettere in dubbio le nostre capacità, avere bisogno di essere rassicurati o approvati, temere eccessivamente il giudizio, svalutare ciò che facciamo o sentirci costantemente un passo indietro rispetto a dove pensiamo che dovremmo essere.

Possiamo fare fatica a dire di no, mettere dei confini, prendere una decisione o sostenere un’opinione quando qualcuno non è d’accordo con noi.

E dentro può esserci una voce molto esigente:

Non sono abbastanza. Avrei potuto fare meglio. Gli altri sono più capaci di me. Se sbaglio, deluderò qualcuno. Devo dimostrare quanto valgo.

A volte questa fragilità è evidente.

Altre volte si nasconde molto bene dietro il perfezionismo, il bisogno di riuscire, l’ipercontrollo o la necessità di essere sempre all’altezza.

Si può apparire estremamente sicuri e, nello stesso tempo, avere bisogno di continue conferme del proprio valore.

Perché sentirsi adeguati soltanto quando riusciamo significa vivere con la paura di ciò che accadrà quando, inevitabilmente, qualche volta non riusciremo.

Anche il modo in cui ci guardiamo ha una storia

L’immagine che abbiamo di noi non nasce nel vuoto.

Si costruisce nel tempo, attraverso le esperienze che viviamo e soprattutto attraverso le relazioni significative.

Essere stati visti, riconosciuti, incoraggiati e accolti contribuisce al modo in cui impariamo a riconoscere il nostro valore. Allo stesso modo, critiche frequenti, confronti, aspettative molto elevate, esperienze di rifiuto o la sensazione di essere apprezzati soprattutto quando rispondevamo alle aspettative degli altri possono lasciare tracce nel modo in cui impariamo a guardarci.

Con il tempo, alcuni messaggi possono diventare convinzioni profonde:

Devo essere perfetto per essere apprezzato. Non devo deludere. Gli altri vengono prima di me. Il mio valore dipende da ciò che riesco a fare. Per essere amato devo essere in un certo modo.

E spesso continuiamo a vivere secondo queste convinzioni anche quando non sappiamo più da dove provengano.

Uno degli aspetti più importanti del lavoro psicologico può essere proprio questo: comprendere come abbiamo imparato a guardarci, per poter scegliere come desideriamo guardarci oggi.

Il nostro valore non può dipendere soltanto dallo sguardo degli altri

Essere riconosciuti e apprezzati è un bisogno profondamente umano.

Il problema nasce quando lo sguardo dell’altro diventa l’unico specchio attraverso il quale riusciamo a vedere il nostro valore.

Allora essere scelti, desiderati, approvati o riconosciuti può diventare indispensabile per sentirci abbastanza.

Un rifiuto può farci dubitare profondamente di noi. Una critica può assumere un peso enorme. Un confronto può farci sentire immediatamente inferiori.

Questo può accadere nelle relazioni sentimentali, nelle amicizie, in famiglia, sul lavoro e anche nel rapporto con il nostro corpo.

Lavorare sull’autostima significa progressivamente costruire un senso del proprio valore più stabile e meno dipendente da ciò che accade fuori di noi.

Non significa non avere più bisogno degli altri.

Significa poterli amare, ascoltare e desiderare senza affidare completamente a loro il compito di dirci quanto valiamo.

Ci sono momenti in cui sentiamo semplicemente il bisogno di crescere

Non sempre, però, c’è qualcosa da “riparare”.

Nel corso della vita possiamo attraversare momenti nei quali sentiamo semplicemente che qualcosa dentro di noi sta cambiando.

Una nuova relazione. Una separazione. Un cambiamento lavorativo. Diventare genitori. Un compleanno importante. Una scelta rimandata a lungo. Un progetto che desideriamo realizzare.

Oppure nessun evento particolare.

Soltanto la sensazione che la persona che siamo stati fino a questo momento non ci racconti più completamente.

Sono passaggi nei quali può nascere il desiderio di fermarsi, conoscersi meglio e chiedersi:

Che cosa voglio davvero? Quali sono i miei bisogni? Che cosa mi appartiene e che cosa sto facendo soltanto perché penso di doverlo fare? Quali parti di me vorrei esprimere maggiormente? In quale direzione desidero andare?

A volte riusciamo a rispondere da soli.

Altre volte avere uno spazio nel quale poter pensare a queste domande insieme a qualcuno può aiutarci ad andare più in profondità.

Crescere significa anche cambiare qualcosa di concreto

La crescita personale non riguarda soltanto le parti più profonde di noi.

Può tradursi nella vita di tutti i giorni.

Possiamo desiderare di comunicare meglio, essere più assertivi, imparare a dire di no senza sentirci in colpa, affrontare con maggiore sicurezza alcune situazioni sociali o professionali, gestire diversamente il giudizio degli altri.

Possiamo voler imparare a riconoscere i nostri bisogni, stabilire confini più sani nelle relazioni, prendere una decisione importante, affrontare un cambiamento o semplicemente sentirci più protagonisti della nostra vita.

Conoscersi meglio significa anche poter scegliere meglio. Perché quando riconosciamo i nostri valori, i nostri bisogni, le nostre fragilità e le nostre risorse, diventa più facile distinguere ciò che desideriamo davvero da ciò che abbiamo imparato a desiderare per rispondere alle aspettative degli altri.

In terapia: uno spazio per conoscersi

Un percorso psicologico dedicato all’autostima e alla crescita personale può quindi assumere forme molto diverse, perché diverso è il punto dal quale ciascuno parte.

Possiamo lavorare sul modo in cui si è costruita l’immagine di sé, sulle convinzioni profonde che continuano a condizionarla e sulle esperienze che le hanno generate.

Possiamo riconoscere il critico interiore, lavorare sul perfezionismo e sulla paura del giudizio, rafforzare assertività e confini personali, esplorare il rapporto con il corpo, le relazioni o il modo in cui affrontiamo le scelte.

Ma possiamo anche utilizzare lo spazio della terapia semplicemente per conoscerci più profondamente.

Per scoprire risorse che utilizziamo poco. Per comprendere desideri che abbiamo lasciato sullo sfondo. Per prepararci a un cambiamento. Per dare una direzione nuova a una parte della nostra vita.

Non per diventare qualcun altro.

Ma per sentirci progressivamente più liberi di essere ciò che siamo.

La migliore versione di te è quella che ti assomiglia di più.

Viviamo in un tempo che ci invita continuamente a migliorarci.

Essere più produttivi. Più sicuri. Più belli. Più realizzati. Più performanti.

Ma la crescita personale non dovrebbe diventare un altro modo per sentirci insufficienti.

La migliore versione di noi stessi non è quella che non sbaglia, non ha fragilità e riesce sempre.

È quella che conosce le proprie risorse e i propri limiti. Che sa ascoltare ciò di cui ha bisogno. Che può scegliere senza essere continuamente guidata dalla paura del giudizio. Che riesce a cambiare senza pensare di dover rinnegare ciò che è stata.

Crescere, allora, non significa necessariamente aggiungere qualcosa.

A volte significa togliere.

Le aspettative che non ci appartengono. I giudizi che abbiamo fatto nostri. I ruoli nei quali siamo rimasti troppo a lungo. L’idea di dover essere diversi per poter avere valore.

E scoprire, poco alla volta, chi siamo quando smettiamo di cercare continuamente di essere chi pensiamo di dover essere.

Quando senti che è il momento

Possiamo iniziare da qui.

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