Prima di iniziare

Domande frequenti

Risposte chiare alle domande più comuni sul primo colloquio e sul percorso terapeutico.

Composizione astratta di forme e linee che convergono verso un centro luminoso
Come faccio a capire se è il momento giusto per chiedere un aiuto psicologico?

Non esiste un momento giusto in assoluto, né è necessario aspettare che il malessere diventi troppo intenso prima di poter chiedere aiuto.

A volte c’è un sintomo o una difficoltà che sta diventando faticosa da affrontare, altre volte sentiamo semplicemente che qualcosa dentro di noi merita più attenzione: un momento delicato, una scelta, una relazione, una sensazione che ritorna o il desiderio di comprenderci più profondamente.

Chiedere un aiuto psicologico significa prima di tutto dedicarsi uno spazio in cui potersi fermare e condividere ciò che si sta vivendo con qualcuno, sentendosi ascoltati e potendo osservare ciò che stiamo vivendo anche da prospettive che, da soli, può essere difficile vedere.

Non serve quindi trovare una ragione abbastanza importante, è il bisogno che senti a essere già un buon punto da cui partire.

Come posso prenotare un primo colloquio?

Puoi richiedere un primo colloquio scegliendo la modalità che preferisci:

  • Compilando il modulo di richiesta appuntamento disponibile direttamente sul sito.
  • Scrivendo una mail a studio@saramaini.it, indicando nome, cognome, data di nascita, un recapito telefonico e, se vuoi, le tue principali disponibilità. In questo modo potrò proporti fin da subito un appuntamento che tenga conto, per quanto possibile, dei tuoi orari.
  • Telefonando o scrivendo al numero 329 9280082.

Durante i colloqui e le riunioni non rispondo alle chiamate e ai messaggi, per garantire a ogni persona uno spazio protetto e senza interruzioni. Se non riesci a raggiungermi, sarai ricontattato appena possibile, generalmente nella stessa giornata o in quella successiva.

Per una prima richiesta di appuntamento, il modulo del sito o la mail sono le modalità che consiglio, perché mi permettono di raccogliere fin da subito le informazioni necessarie e ricontattarti entro 24 ore con una prima proposta di appuntamento.

Come si svolge il primo colloquio?

Il primo colloquio è prima di tutto uno spazio di incontro e di conoscenza reciproca.

Sarai accolto in un ambiente riservato, protetto e privo di giudizio, nel quale potrai raccontare ciò che stai vivendo, le difficoltà che ti hanno portato a chiedere un aiuto o semplicemente ciò che senti importante condividere in quel momento.

Non è necessario arrivare sapendo già cosa dire o riuscire a spiegare perfettamente ciò che si prova: partiremo da dove sei e da ciò che senti, con i tuoi tempi.

Attraverso l’ascolto, alcune domande e le prime riflessioni condivise, inizieremo insieme a dare forma alla tua richiesta e a comprendere quale possa essere il percorso più adatto a te.

E se non so bene da dove iniziare a parlare?

Non preoccuparti, non è necessario arrivare al primo colloquio sapendo già da dove iniziare, né avere le idee chiare su ciò che vuoi raccontare.

A volte sappiamo esattamente cosa ci sta facendo soffrire; altre volte sentiamo soltanto che qualcosa dentro di noi ha bisogno di essere ascoltato, anche se non riusciamo ancora a dargli un nome.

Non dovrai preparare un discorso, né raccontare tutto subito. Sarò io ad accompagnarti, attraverso domande e riflessioni, rispettando i tuoi tempi e aiutandoti, poco alla volta, a mettere ordine tra pensieri, emozioni ed esperienze.

Possiamo iniziare semplicemente da ciò che c’è, in quel momento. Il resto troverà il suo spazio.

Mi sento in ansia all’idea del primo colloquio. È normale?

Sì, è assolutamente normale. Molte persone mi raccontano di aver provato un po’ di ansia prima del primo incontro.

In fondo, chiedere aiuto significa fare qualcosa di nuovo: entrare in uno spazio che ancora non si conosce, incontrare una persona per la prima volta e immaginare di affidarle qualcosa di sé. È un gesto importante, che richiede anche una dose di coraggio.

Conosco bene questa sensazione, anche perché prima di essere terapeuti siamo stati pazienti: sappiamo cosa significa sedersi dall’altra parte e iniziare a raccontarsi.

Per questo dedico una particolare attenzione proprio ai primi momenti dell’incontro, affinché tu possa sentirti accolto, rispettato nei tuoi tempi e a tuo agio. Vorrei che fin dall’inizio potessi percepire quello spazio come un luogo sicuro, nel quale puoi semplicemente concederti il tempo di essere, raccontarti e iniziare a fidarti. Un luogo in cui sentire, poco alla volta, di poterti fermare e occuparti di te. Il posto giusto per essere semplicemente te stesso.

Con quale frequenza si svolgono gli incontri?

Nella fase iniziale del percorso consiglio solitamente una frequenza settimanale. La continuità degli incontri permette di costruire e consolidare l’alleanza terapeutica, entrare progressivamente nel vivo del lavoro e dare al percorso un ritmo che favorisca un cambiamento significativo e stabile nel tempo.

La frequenza, però, non deve essere vissuta come un’imposizione. La terapia è uno spazio che deve poter trovare un posto sostenibile nella tua vita, anche rispetto alle esigenze personali, lavorative, organizzative o economiche. Per questo, quando necessario, possiamo confrontarci e individuare insieme una modalità che tenga conto anche delle tue possibilità.

Con il procedere del percorso e il raggiungimento dei primi obiettivi, gli incontri possono essere progressivamente distanziati, passando a una frequenza quindicinale e, successivamente, mensile.

Anche questa fase ha un significato terapeutico: diradare gradualmente gli incontri permette di sperimentare con maggiore autonomia ciò che è stato costruito insieme, fino ad arrivare, quando sarà il momento, alla conclusione del percorso.

Diverso è il caso della terapia di coppia, per la quale la frequenza degli incontri viene definita in base alla situazione specifica, agli obiettivi e alla fase del percorso. In questo caso, le sedute possono prevedere fin dall’inizio intervalli più ampi tra un incontro e l’altro, lasciando alla coppia anche il tempo necessario per osservare, sperimentare e portare nella quotidianità ciò che emerge durante il lavoro terapeutico.

Quanto dura una seduta?

Il primo colloquio ha generalmente una durata maggiore rispetto alle sedute successive, indicativamente tra i 60 e i 75 minuti.

È il primo momento in cui iniziamo a conoscerci e credo sia importante potergli dedicare il giusto tempo, senza fretta. Durante questo incontro ci sono infatti diversi aspetti da esplorare: ciò che ti ha portato a

chiedere aiuto, le difficoltà che stai vivendo, alcuni elementi della tua storia, le tue aspettative e ciò che vorresti ottenere dal percorso.

Ma il primo colloquio è anche uno spazio dedicato a te e alle tue domande. Puoi chiedermi tutto ciò che senti di aver bisogno di sapere, esprimere eventuali dubbi o perplessità, chiedermi come lavoro, come potrebbe essere impostato il percorso o affrontare qualsiasi altro aspetto che possa aiutarti a sentirti più consapevole e tranquillo rispetto alla scelta di iniziare una terapia. È sicuramente il momento giusto per fare tutte le domande che desideri.

Le sedute successive hanno invece una durata di circa 50 minuti. Questo tempo costituisce lo spazio terapeutico vero e proprio: un tempo definito e protetto, interamente dedicato a te e al lavoro che stiamo costruendo insieme.

La durata della seduta non è casuale, ma fa parte del setting terapeutico: avere uno spazio e un tempo definiti contribuisce a creare quella continuità e quella sicurezza che permettono al percorso di svilupparsi nel tempo.

Quanto dura un percorso di psicoterapia?

Non esiste una durata prestabilita, perché ogni percorso nasce da una persona, da una storia e da una richiesta diversa.

In alcuni casi può essere sufficiente un singolo colloquio, è infatti possibile ricorrere alla Terapia a Seduta Singola, uno specifico modello di intervento psicologico, pensato per utilizzare al meglio anche un unico incontro. Può essere indicato quando la persona porta una questione circoscritta o sente il bisogno di mettere a fuoco una situazione, trovare una chiave di lettura differente, riconoscere risorse già presenti o individuare una possibile direzione da cui ripartire. Una sola seduta, quando risponde alla richiesta della persona, può già rappresentare un intervento completo e significativo.

Altri percorsi possono essere focali e brevi, costruiti intorno a un obiettivo specifico, e svilupparsi nell’arco di una decina o una ventina di incontri. In altre situazioni, invece, il lavoro richiede più tempo: perché ciò che stiamo affrontando ha radici più profonde, coinvolge diversi aspetti della nostra storia o perché alcuni cambiamenti hanno bisogno di essere progressivamente costruiti e consolidati.

Un percorso più lungo non è necessariamente un percorso meno efficace: semplicemente, persone, difficoltà e obiettivi diversi possono avere bisogno di tempi diversi.

Non viene quindi stabilito in partenza un numero obbligatorio di sedute. Nel corso della terapia ci confronteremo periodicamente su ciò che sta cambiando, sugli obiettivi raggiunti e su ciò che può avere ancora bisogno di essere approfondito.

Naturalmente sei sempre libero di scegliere di interrompere il percorso in qualsiasi momento. Quando possibile, chiedo soltanto di poter dedicare un ultimo incontro alla conclusione: uno spazio per guardarci indietro, raccogliere ciò che è stato costruito insieme, comprendere cosa è stato utile e cosa eventualmente lo è stato meno, e dare un significato anche al momento del saluto. Anche il modo in cui un percorso si conclude fa parte del percorso stesso.

E se sento che il terapeuta non è quello giusto per me o non mi trovo a mio agio durante una seduta?

La relazione con il terapeuta è una parte fondamentale del percorso. Per questo per me è importante che tu possa sentirti libero di essere te stesso, di parlare di qualsiasi cosa senza argomenti “tabù” e, soprattutto,

senza il timore di essere giudicato. La terapia dovrebbe essere uno spazio in cui potersi sentire accolti, ascoltati e liberi di portare anche le parti di sé più difficili da raccontare.

Questo non significa, però, che durante il percorso non possano esserci momenti di disagio, incomprensioni o qualcosa che, semplicemente, non ti fa sentire completamente a tuo agio. Se accade, possiamo parlarne. Anzi, mi piace pensare che anche questo faccia parte della terapia.

A volte può esserci stata semplicemente un’incomprensione, che può essere chiarita attraverso il confronto. Altre volte, invece, ciò che proviamo nei confronti del terapeuta può raccontarci qualcosa di noi, del nostro modo di vivere le relazioni, delle nostre aspettative, delle nostre paure o di dinamiche che tendiamo a ritrovare anche al di fuori della stanza di terapia. In questi casi, riuscire a parlarne apertamente può trasformare un momento di difficoltà in un’occasione preziosa di comprensione e di cambiamento.

E può anche accadere, semplicemente, che non si crei il giusto incontro tra quella persona e quel terapeuta. Anche questo può essere detto e affrontato con serenità: non devi mai sentirti obbligato a proseguire un percorso nel quale non ti senti a tuo agio.

Se stai svolgendo il tuo percorso all’interno del Centro Clinico, puoi parlarne liberamente con il tuo terapeuta oppure direttamente con me, in qualità di Responsabile. Rimango in contatto con i professionisti dell’équipe e sono sempre disponibile qualora emergano dubbi o difficoltà, così da poter comprendere insieme ciò che sta accadendo e, quando necessario, trovare la soluzione più adatta a te.

Anche poter dire “qui non mi sono sentito a mio agio” significa essere in una relazione terapeutica autentica.

La psicologa ha il segreto professionale?

Sì. La psicologa è tenuta al segreto professionale e alla tutela della riservatezza, come previsto dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, in particolare dagli articoli 11, 12 e 13.

La riservatezza non riguarda soltanto ciò che viene raccontato durante i colloqui, ma anche l’identità stessa delle persone che si rivolgono alla psicologa. Non possono quindi essere comunicate a terzi informazioni relative al percorso terapeutico, né può essere confermato che una determinata persona sia o sia stata una paziente, salvo il suo consenso o le specifiche eccezioni previste dalla legge.

Questo vale anche nei rapporti con familiari, partner o altre persone vicine al paziente: qualora contattassero la psicologa per chiedere informazioni o parlare del percorso, non potranno essere condivisi contenuti o informazioni senza il consenso della persona interessata.

La tutela della riservatezza continua anche fuori dallo studio. Se, ad esempio, incontro un paziente per strada o in un luogo pubblico, posso scegliere di non salutarlo per prima: non per distacco, ma per tutelare la sua privacy, evitando di metterlo nella condizione di dover spiegare alle persone che sono con lui chi sono e come ci conosciamo. Sarà naturalmente il paziente, se lo desidera, a salutarmi.

Anche quando un caso clinico viene utilizzato, ad esempio, per finalità scientifiche, formative o divulgative, l’anonimato della persona deve essere sempre tutelato. Le informazioni che potrebbero renderla riconoscibile vengono omesse o opportunamente modificate, mantenendo soltanto gli elementi necessari alla comprensione del caso.

Esistono infine alcune specifiche eccezioni previste dalla legge e dal Codice Deontologico, ad esempio in presenza di obblighi di referto o denuncia o, nei casi previsti, quando sia necessario valutare la tutela della vita o della salute psicofisica della persona o di terzi. Anche in queste circostanze, la comunicazione deve essere limitata a quanto strettamente necessario.

La riservatezza è uno dei principi fondamentali della relazione terapeutica: protegge non soltanto ciò che racconti, ma anche il tuo diritto a scegliere se, quando e con chi condividere il fatto stesso di essere in terapia.

Che differenza c’è tra uno psicologo e uno psicoterapeuta?

Psicologo e psicoterapeuta sono due figure professionali differenti, soprattutto per formazione e tipo di intervento che possono offrire.

Lo psicologo è un professionista laureato in Psicologia che, dopo aver completato il percorso previsto per l’abilitazione, è iscritto all’Albo professionale degli Psicologi. Può occuparsi di prevenzione, valutazione e diagnosi psicologica, sostegno e consulenza, utilizzando anche strumenti specifici come test e colloqui psicologici.

Lo psicoterapeuta, invece, è uno psicologo, oppure un medico, che ha completato un’ulteriore formazione specialistica in psicoterapia, della durata di almeno quattro anni, presso una scuola riconosciuta. Questa specializzazione gli consente di svolgere percorsi di psicoterapia finalizzati non soltanto al sostegno, ma a lavorare in modo più approfondito sui sintomi, sulle difficoltà emotive e relazionali, sui vissuti e sui meccanismi psicologici che possono essere alla base della sofferenza della persona.

In altre parole, non tutti gli psicologi sono psicoterapeuti, mentre uno psicologo psicoterapeuta possiede entrambe le qualifiche.

Una figura ancora diversa è lo psichiatra, che è un medico specializzato in Psichiatria e, in quanto medico, può prescrivere farmaci. Quando necessario, psicoterapia e trattamento farmacologico possono essere integrati all’interno di un percorso di cura condiviso.

La psicologa dà consigli?

No, il compito della psicologa non è dirti che cosa devi fare o quale scelta dovresti prendere. E, se ci pensi, probabilmente non sarebbe nemmeno così utile. La psicologa potrebbe certamente dirti che cosa farebbe lei al tuo posto, ma quella risposta parlerebbe della sua storia, dei suoi valori, delle sue esperienze, delle sue preferenze e del suo modo di vedere la vita. Non necessariamente di te.

In terapia, invece, al centro ci sei tu.

Se ti trovi davanti a una scelta difficile, il mio compito non è scegliere al posto tuo, ma aiutarti a comprendere che cosa rende quella decisione così complessa: quali sono i tuoi desideri, quali le paure, quali aspetti senti veramente tuoi e quali, invece, possono essere condizionati dalle aspettative degli altri, dal timore di deludere, dal senso di colpa o da schemi che magari ti accompagnano da molto tempo.

Attraverso domande, riflessioni e nuovi punti di vista possiamo osservare insieme la situazione da prospettive diverse, mettere a fuoco ciò che per te conta davvero e comprendere meglio le possibili conseguenze delle diverse strade.

Perché la risposta che cerchiamo non deve essere quella che andrebbe bene per me, ma quella che può essere autenticamente giusta per te, coerente con la tua storia, i tuoi valori, le tue caratteristiche e il momento di vita che stai attraversando.

La psicoterapia, quindi, non porta la vita e le scelte del terapeuta dentro la tua. Al contrario, cerca di creare le condizioni perché tu possa conoscere sempre meglio te stesso e diventare progressivamente più libero e consapevole nelle tue scelte.

Non sono qui per dirti quale strada prendere, ma per aiutarti a capire quale strada senti davvero tua.

Quanto costa una seduta e quali sono le modalità di pagamento?

Il primo colloquio ha un costo di 120 Euro. È un incontro particolarmente importante e articolato, dedicato alla conoscenza reciproca, all’approfondimento della richiesta e della situazione che ti ha portato a chiedere un aiuto e a una prima definizione del percorso più adatto. È un colloquio generalmente più approfondito, che può avere anche una durata superiore rispetto alle sedute successive e che, in alcuni casi, può essere già di per sé molto significativo o risolutivo rispetto a una specifica difficoltà.

Le sedute successive hanno un costo di 80 Euro.

Nel caso in cui venga concordato un percorso a cadenza settimanale, applico invece una tariffa di 75 euro a seduta. È una scelta pensata per rendere maggiormente sostenibile nel tempo un percorso che, proprio per la sua frequenza e continuità, comporta un impegno economico più importante.

Per quanto riguarda i percorsi individuali svolti con gli altri professionisti del Centro Clinico di Psicologia e Psicoterapia, il costo è di 75 Euro a seduta, indipendentemente dalla frequenza degli incontri e dal professionista di riferimento. Abbiamo scelto di adottare una politica tariffaria condivisa, affinché il costo del percorso rimanga chiaro e uniforme per tutti, valorizzando la qualità e la continuità del percorso.

Il pagamento può essere effettuato tramite bancomat o bonifico bancario.

È possibile pagare anche in contanti, è però utile sapere che le prestazioni psicologiche, in quanto prestazioni sanitarie, possono essere portate in detrazione nella dichiarazione dei redditi secondo la normativa vigente, a condizione che il pagamento sia effettuato con modalità tracciabile. Per questo motivo, se desideri usufruire della detrazione fiscale, è necessario utilizzare bancomat o bonifico.

Costi, frequenza degli incontri e modalità di pagamento vengono comunque condivisi con chiarezza fin dall’inizio del percorso, perché credo sia importante che anche gli aspetti pratici della terapia siano trasparenti e definiti.

Perché dovrei affidarmi al vostro Centro di Psicoterapia?

Quando chiedi aiuto non porti con te soltanto un sintomo o una difficoltà, porti te stesso, la tua storia e il tuo modo unico di essere e di vivere ciò che ti sta accadendo.

Ed è da qui che noi partiamo.

Nel nostro Centro non ci occupiamo semplicemente di un disturbo: ci prendiamo cura della persona nella sua globalità, dei suoi pensieri e delle sue emozioni, della sua storia, delle sue relazioni, del momento di vita che sta attraversando, delle sue risorse e delle sue fragilità, e anche del suo corpo, perché ciò che viviamo non abita soltanto nella mente, ma può trovare nel corpo un altro modo per raccontarsi.

Cerchiamo quindi di comprendere il funzionamento della persona nel suo insieme, consapevoli che uno stesso sintomo può avere significati profondamente diversi all’interno di storie diverse.

Per questo non crediamo in una psicoterapia uguale per tutti. Crediamo che sia il percorso a doversi adattare alla persona, e non la persona a doversi adattare alla terapia.

Il nostro approccio integrato ci permette di attingere a differenti modelli, strumenti e tecniche terapeutiche e di modularli sulla base della persona che abbiamo davanti, dei suoi bisogni, delle sue caratteristiche e del momento che sta attraversando. L’obiettivo è costruire un percorso mirato, efficace e sostenibile, capace di accompagnare verso il cambiamento rispettando i tempi necessari e valorizzando le risorse che ciascuno già possiede.

Anche la scelta del terapeuta fa parte di questo processo. Non si tratta semplicemente di assegnare il primo professionista disponibile; dopo aver compreso la richiesta e i bisogni della persona, cerchiamo di individuare all’interno dell’équipe il professionista che riteniamo più adatto a quello specifico percorso..

C’è poi un aspetto del nostro modo di lavorare a cui tengo particolarmente: nel nostro Centro nessun terapeuta lavora realmente da solo.

Dietro ogni percorso c’è un team.

In qualità di Responsabile del Centro, rimango in costante dialogo con i professionisti che ne fanno parte e sono previsti momenti regolari di confronto clinico, individuali e di équipe, sempre nel pieno rispetto del segreto professionale e della tutela dell’anonimato.

Per noi questo rappresenta un’importante garanzia di qualità. A volte uno sguardo diverso permette di vedere ciò che da una sola prospettiva può sfuggire, può aprire una nuova possibilità di comprensione, suggerire una strada differente o aiutare a ripensare un momento di difficoltà del percorso.

Più sguardi, più competenze e più sensibilità possono così incontrarsi intorno a un unico centro: la persona.

Questo significa anche che un percorso non viene semplicemente iniziato e poi lasciato procedere, ne osserviamo l’andamento, manteniamo chiari gli obiettivi e valutiamo ciò che sta funzionando, e se qualcosa non sta portando nella direzione desiderata, possiamo fermarci, comprenderne il motivo e, quando necessario, modificare l’intervento o individuare una strada differente.

Negli anni abbiamo costruito un’équipe fondata sulla fiducia, sul rispetto professionale e su una collaborazione autentica e credo che questo abbia un valore profondo: anche il modo in cui lavorano insieme le persone che si prendono cura degli altri fa parte della qualità della cura.

Affidarti al nostro Centro significa, quindi, non affidarti semplicemente a un singolo terapeuta. Significa entrare in un progetto di cura pensato e costruito intorno a te, nel quale professionalità, competenze e punti di vista differenti lavorano nella stessa direzione.

Con una convinzione che rimane alla base di tutto ciò che facciamo: tu non sei il tuo sintomo, non sei una diagnosi. Sei molto di più.

Sei una persona con una storia che merita di essere ascoltata, compresa nella sua unicità e accompagnata verso il cambiamento che desidera.

È possibile svolgere i colloqui online?

Assolutamente sì. La psicoterapia online è una modalità di lavoro ormai consolidata e le evidenze scientifiche ne supportano l’efficacia, per molte problematiche, in modo comparabile alla terapia svolta in presenza.

Il colloquio online ci permette innanzitutto di superare le distanze geografiche: possiamo seguire persone che vivono lontano, in altre città o anche all’estero e che desiderano svolgere un percorso nella propria lingua, con un terapeuta italiano.

Ma la distanza non è l’unico motivo per scegliere questa modalità. La terapia online può essere una risorsa per chi ha difficoltà a raggiungere lo studio per esigenze lavorative, familiari o organizzative, così come per chi, almeno in una determinata fase della propria vita o del proprio percorso, trova psicologicamente difficile uscire di casa o recarsi fisicamente in uno studio. In alcuni casi, poter iniziare da un luogo familiare e percepito come sicuro può rendere più accessibile il primo passo verso la terapia.

Per svolgere un colloquio online sono sufficienti poche accortezze: una buona connessione internet e, soprattutto, uno spazio tranquillo e riservato, nel quale poter parlare liberamente senza essere ascoltati o interrotti. Generalmente utilizziamo Google Meet, ma, quando necessario, possiamo concordare insieme un’altra piattaforma adeguata.

Ciò che conta, anche a distanza, rimane lo stesso: costruire uno spazio protetto, riservato e autentico, nel quale sentirsi liberi di portare se stessi e ciò che si sta vivendo.

Durante il primo colloquio devo firmare qualcosa?

Sì. Durante il primo colloquio ti verrà chiesto di leggere e sottoscrivere il consenso informato alla prestazione psicologica e di Psicoterapia, previsto dalla normativa vigente.

Non si tratta di una semplice formalità burocratica, ma di uno strumento pensato per tutelare la persona e rendere chiari, fin dall’inizio, i presupposti e le modalità del percorso.

Il documento contiene le principali informazioni relative alla prestazione professionale e ai principi previsti dal Codice Deontologico degli Psicologi, oltre alle informazioni riguardanti il trattamento e la protezione dei dati personali e dei dati relativi alla salute, la loro gestione e conservazione, la riservatezza delle informazioni condivise durante i colloqui e il segreto professionale a cui ogni professionista è tenuto.

All’interno del consenso troverai inoltre alcune semplici regole organizzative che ci aiutano a costruire un rapporto terapeutico chiaro e rispettoso fin dall’inizio.

In particolare, non viene stabilito a priori un numero obbligatorio di colloqui: il percorso viene costruito e valutato nel tempo e la persona rimane libera di interromperlo quando lo desidera. Quando possibile, consigliamo però di dedicare un ultimo incontro alla conclusione del percorso, per poter ripercorrere insieme il lavoro svolto e chiudere adeguatamente lo spazio terapeutico.

Un’altra regola importante riguarda gli appuntamenti. Qualora non fosse possibile presentarsi a una seduta, chiediamo di comunicarlo con almeno 24 ore di anticipo. In caso di cancellazione oltre questo termine o di mancata presentazione, il costo della seduta rimane dovuto, indipendentemente dalla motivazione dell’assenza. Questo perché l’orario concordato viene riservato esclusivamente a quella persona e non può, con un preavviso così breve, essere destinato ad altri.

Naturalmente, prima della firma avrai la possibilità di leggere con calma il documento, ricevere tutte le spiegazioni necessarie e fare qualsiasi domanda o richiesta di chiarimento. Per noi è importante che ogni aspetto del percorso sia compreso e condiviso fin dall’inizio.

Quando senti che è il momento

Possiamo iniziare da qui.

Richiedi un primo colloquio